Viviamo in una società nella quale il denaro ha un’importanza
apparentemente vitale.
I soldi permettono di realizzare i propri sogni, i propri obiettivi.
Grazie ai soldi anche le persone miserabili acquistano considerazione, i soldi
forniscono la sensazione di libertà e possono far pensare a chi ne possiede
molti di essere quasi onnipotenti. Ma se la disponibilità di denaro può
cambiare una persona spesso questo avviene in peggio.
Possedere molti soldi spinge a diffidare del prossimo, accresce la paura
e l’insicurezza di poter perdere quanto si possiede.
Nell’ambito economico, sia esso familiare, aziendale, nazionale o
internazionale, tutto ruota attorno al denaro, il “cash flow” il flusso di
cassa è la base fondamentale del “respiro economico” di qualsiasi attività.
Alla base della circolazione del denaro esiste il sistema bancario, questo
insieme di istituti finanziari è quello che permette, nell’ambito di certe
garanzie, che i soldi possano passare di mano in mano in modo più o meno
sicuro.
Analizzando l’Italia ci rendiamo subito conto dell’inadeguatezza del
sistema bancario a favorire lo sviluppo dell’economia.
Se da un lato le Banche italiane hanno impoverito la popolazione
diventando lo strumento delle speculazioni di borsa, proponendo titoli
spazzatura per favorire alcuni grandi clienti come Parmalat, Cirio, le aziende
della “New Economy” i Bond Argentini e così via, dall’altro, a seguito
dell’avvicinarsi di Basilea 2, il nuovo regolamento interbancario
internazionale, hanno iniziato a restringere le risorse finanziarie per le
piccole e medie imprese. Facendo diminuire così la disponibilità finanziaria
per la crescita e gli investimenti, in un momento in cui l’entrata in vigore
dell’Euro ha di fatto impoverito l’Europa.
Qualche povero illuso ama riempirsi la bocca, vantandosi del fatto che
avere un Euro forte rispetto al dollaro e lo Yen sia qualcosa di esaltante.
Non si rende conto del fatto che in realtà l’Euro sarebbe dovuto
valere mezzo dollaro, invece le banche centrali hanno fatto di tutto per far sì
che l’Euro fosse una moneta “forte”, hanno spinto tutti gli Stati a
mantenere alto il valore delle rispettive monete e quando alla data fatidica
e entrato in vigore l’Euro ecco che valeva 2 Marchi, 2000 lire, un
dollaro, ma non si può imputare solo alla stupidità dei cittadini europei ed
alla disonestà dei suoi commercianti se l’Euro ha messo in ginocchio
l’economia familiare di Italiani, Tedeschi, Francesi, Greci e via dicendo,
lasciando senza conseguenze gli Inglesi ed i Danesi che all’Euro non hanno
aderito.
Il dito è stato puntato verso i piccoli commercianti quando il 60% del
commercio degli alimentari appartiene alla grande distribuzione.
Se l’Euro fosse stato valutato mezzo dollaro non ci sarebbe stato
spazio per le speculazioni, le aziende che producono macchinari in competizione
con gli USA ed il Giappone non si sarebbero trovate tagliate fuori dalla
competizione internazionale, come di fatto oggi avviene.
I governi e le banche centrali hanno dissanguato le risorse nazionali per
sostenere il valore di una moneta, l’Euro, che sta dimostrando di essere
costata troppo a tutti, indistintamente.
Come al solito il detto “pancia piena non pensa a quella vuota” si
concretizza nella vita quotidiana di tutti i cittadini Europei “Eurizzati”.
Si è creduto di fare l’Europa unita attraverso l’adozione di una
moneta unica, senza preoccuparsi di favorire al tempo stesso la conoscenza
reciproca fra stati, conoscenza che può avvenire solo attraverso
l’informazione, anche quella più banale, detta “della serva”. Le TV, i
telegiornali, i periodici, i quotidiani, almeno in Italia, proseguono come se
l’Europa non fosse unita, nei telegiornali si lasciano 6/8 minuti a quello che
ha detto Berlusconi e ciò che ha risposto Prodi o chissà chi altro, ma la
comunità si fa anche attraverso la conoscenza di fatti ed episodi accaduti
negli altri posti, fatti di cronaca che a Milano o Roma hanno grande risalto, se
accadono a Parigi, Monaco, Madrid, Londra, vengono ignorati, le pagine dei
quotidiani così come hanno una cronaca interna e della città dovrebbero avere
una cronaca Europea, differenziata da quella Internazionale.
Ci troviamo nelle stesse condizioni dell’800 in cui fu detto “abbiamo
fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani”. Ora bisogna coltivare la
crescita del concetto dell’essere “Europeo”, bella o brutta che sia questa
realtà, questa è la nostra realtà.
Ma come possiamo pensare che l’Italia cresca e con lei cresca
l’Europa se l’economia è totalmente ingessata dalla mancanza di
circolazione di denaro, dalla mancanza di sviluppo delle attività produttive?
Oggi è difficile vendere, è difficile comprare ed una volta venduto è
difficile incassare. Mentre questa situazione si consolida, il sistema bancario
chiude i rubinetti, non finanzia le imprese né le attività produttive, allunga
i tempi per la disponibilità delle somme relative agli assegni versati, aumenta
i costi del denaro e la gestione dei c/c, allunga i tempi per l’accreditamento
dei bonifici e delle operazioni tramite POS.
Molti si appellano all’intervento della Banca d’Italia senza
considerare che gli azionisti della Banca d’Italia sono le banche stesse, che
poi appartengono in grande misura allo Stato, uno Stato che, indipendentemente
da chi governa è incapace di ribellarsi alle pressioni dei centri di potere che
lucrano sull’economia reale, tutto resta sempre molto complicato e costoso,
comprare, vendere proprietà, beni materiali ed immateriali, intraprendere delle
attività produttive, è e continua ad essere sempre complicato, difficile e
costoso.
Si parla molto di disoccupazione, di difficoltà per i giovani nel
trovare il primo impiego, ma analizziamo per esempio il mercato del lavoro di
Roma, una grande città, che vorrebbe competere con città come Parigi, Londra o
Berlino.
Molti giovani laureati e non, ripetono di aver inviato decine di
curriculum senza aver ricevuto alcuna risposta. Ma se andiamo a fondo
nell’economia della capitale cosa vediamo? Quali sono gli ambiti che offrono
sbocchi lavorativi? Ci sono industrie? Quali attività potrebbero assorbire dei
lavoratori? Al primo posto c’è il “pubblico impiego” ovvero qualcosa che
“costa”, che non produce reddito, poi c’è l’Alitalia, la BNL, la Banca
di Roma, l’Inps, il comparto alberghiero e del turismo, quindi il commercio ed
i servizi. Ecco, è finito il mercato del lavoro di Roma. Molti si domandano
come mai è costì difficile trovare un buon lavoro? Ma la risposta è facile:
perché non c’è, non esiste! Gran parte del lavoro di Roma è finito, fine a
se stesso, che se fosse soppresso non se ne accorgerebbe nessuno. Non esiste un
concreto ed efficace piano di sviluppo per il turismo che è il vero
“Petrolio” di Roma. Aprire, costruire, avviare un albergo a Roma è
difficile, tutto è complicato, le autorizzazioni comunali, delle ASL, dei
Vigili del Fuoco, tutto coopera a rendere difficile la vita di chi vuole
intraprendere un’attività produttiva, che pure è l’unica via d’uscita
per favorire lo sviluppo economico della città. L’imprenditore Italiano
invece di essere portato su di un vassoio d’argento perché genera ricchezza,
dà lavoro a se stesso, agli altri e produce in un indotto,
viene vessato da una mentalità ottusa frutto di preconcetti di stampo
sovietico, vittima di un sistema che è un surrogato della mentalità mafiosa
per cui la prosperità di uno corrisponde al danno dell’altro e chi vuole
progredire, vuole crescere, deve pagare il dazio alla burocrazia,
all’inefficienza, ai privilegi delle caste delle corporazioni.
In Italia i prepotenti, i fannulloni, i privilegiati, prosperano e sono
protetti da un sistema che soffoca il tessuto produttivo, sfruttandolo senza
pietà, senza riconoscerne il ruolo vitale. L’organizzazione dello Stato
attraverso tutti quegli strati di burocrazia talvolta perversi che fanno perdere
energia e risorse economiche alle aziende, tutelano le banche, le Assicurazioni,
le corporazioni, senza rendersi conto del fatto che la sopportazione umana ha un
limite, che gli imprenditori onesti non possono sopravvivere all’infinito
lottando contro i mulini a vento. Presto, se non si mette mano con vigore alla
situazione economica Italiana ed Europea, le uniche aziende operanti sul mercato
saranno quelle enormi, per le quali è impossibile chiudere perché
sindacalizzate, e tutte le piccole imprese gestite dai ladri, poiché queste
operando nell’illegalità si costituiscono come concorrenti sleali nel loro
segmento di mercato, non subiscono i danni derivanti da una burocrazia
inefficiente, da costi di gestione elevati, poiché agiscono svincolate da
qualsiasi regola di mercato, infischiandosi della lealtà e della correttezza.
I media, la classe politica italiana ed europea continua a procedere
imperterrita pensando che non ci siano dei problemi gravi, il livello di
rissosità è elevatissimo ma su argomenti distanti dalla quotidianità del
cittadino medio, si insiste nel discutere se al bambino va data la pasta, o la
carne, ora il bambino piange perché ha fame e vede chi dovrebbe sfamarlo che
litiga, litiga e litiga. E’ probabile che il giorno in cui chi dovrebbe dargli
da mangiare si decida, sia troppo tardi, il bambino potrebbe già essere morto
di fame.
Ecco, il bambino è la Piccola e Media Impresa Italiana e forse Europea,
rappresenta il presente ed il futuro della società, ritardarne lo sviluppo è
una colpa mortale per la società intera, non accorgersi della gravità della
situazione è grave quanto far morire di fame un bambino mentre i genitori
discutono cosa sia meglio dargli da mangiare.